Il caso Sarti accelera l’iter della legge contro il revenge porn

È diventata un caso politico la vicenda del materiale privato appartenente alla deputata di M5s Giulia Sarti, diffuso illecitamente e circolato sulle chat nelle ultime ore. Già nell’occhio del ciclone per la questione dei mancati rimborsi e per la battaglia legale con l’ex-compagno Bogdan Tibusche, in seguito alla quale si è autosospesa dal Movimento e ha rassegnato le proprie dimissioni da presidente della commissione Giustizia di Montecitorio, la parlamentare grillina è tornata al centro dell’attenzione per alcune immagini (vecchie) di natura privata diventate virali.

Tanto che, allarmato dal rapido aumento delle condivisioni private dei file, il Garante per la privacy ha diffuso una nota a inizio giornata in cui si invitavano i mezzi di informazione ad astenersi dal “diffondere dati riguardanti la sfera intima di una persona per il solo fatto che si tratti di un personaggio noto o che eserciti funzioni pubbliche, richiedendo invece il pieno rispetto della sua vita privata quando le notizie o i dati non hanno rilievo sul suo ruolo e sulla sua vita pubblica”. Parallelamente all’iniziativa dell’Authority, numerosissime sono state le reazioni di solidarietà nei confronti della deputata, da parte di personalità istituzionali ed esponenti di tutte le forze politiche presenti in Parlamento. 

Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, sta seguendo personalmente la vicenda. Al momento, riferisce il Viminale, le verifiche della Polizia Postale non hanno rilevato la presenza in rete di nuove foto e video.
Le immagini si stanno diffondendo attraverso le applicazioni di messaggeria. Salvini ribadisce la massima attenzione contro questi fenomeni: “È una vicenda disgustosa e molto grave. È nostro dovere proteggere la libertà e la privacy di Giulia Sarti e delle altre persone, spesso giovani, che subiscono e/o hanno subito lo stesso vergognoso trattamento”.

Al via l’esame del disegno di legge

E proprio il caso Sarti potrebbe accelerare l’iter della legge sul revenge porn, vale a dire la diffusione non autorizzata sulla Rete di contenuti a sfondo sessuale. Oggi in commissione Giustizia di Palazzo Madama, è stata infatti svolta la relazione introduttiva del disegno di legge che porta la firma della senatrice di M5s Elvira Evangelista, che introduce la nuova fattispecie di reato.

Il leghista Andrea Ostellari, che oltre a essere relatore è anche presidente della commissione, nella riunione di stamani, ha disposto un ciclo di audizioni sul tema, prima di arrivare, verosimilmente, alla redazione di un testo base che potrebbe essere largamente condiviso, visto che, sull’argomento esiste una larga convergenza tra tutte le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione. “Proporrò alcune modifiche – ha spiegato Ostellari – fra cui l’ulteriore inasprimento delle pene, previste dalla bozza, per chi pubblica materiale senza consenso, contando su un rapporto fiduciario con la persona offesa e, soprattutto, in caso di morte di quest’ultima.

“Un’adeguata riflessione sarà dedicata anche ai concetti di pubblicazione e diffusione, considerate le diverse modalità con cui le attuali tecnologie possono concorrere a creare patimento nelle vittime. È giunto il momento di dire basta. Se ricatti, minacci o pensi di vendicarti in un modo infame, finisci in galera”, aggiunge Ostellari.

Solidarietà da tutti i partiti

Il presidente della Camera Roberto Fico in un tweet ha definito “vergognoso quello che sta subendo Giulia Sarti” e “vigliacco” l’atto di diffondere immagini private sulla Rete. Prima di Fico, attestati di solidarietà per Sarti e di condanna per gli autori della diffusione erano arrivati sia da destra che da sinistra: la presidente di FdI Giorgia Meloni ha parlato di una “violenza sulla quale mi aspetto una condanna netta da parte di tutta la politica italiana”, mentre la vicepresidente della Camera Mara Carfagna ha definito “infame atto di cyberbullismo” che merita “totale disprezzo” quanto accaduto alla parlamentare.

Numerose le dichiarazioni anche dal fronte del centrosinistra, come quella dell’ex-presidente della Camera Laura Boldrini, ora deputata di Leu, che ha spiegato come non si possa più tollerare la pratica del “revenge porn“, ovvero “la diffusione di immagini intime senza il consenso della persona interessata”. Anche le deputate Dem Giuditta Pini, Anna Ascani e Teresa Bellanova hanno manifestato la propria solidarietà alla Sarti per quanto accaduto, mentre una parte degli esponenti grillini (a partire dalla vicepresidente della Camera Maria Edera Spadoni) ha polemizzato con la giornalista Lilli Gruber, rea a loro avviso di aver ironizzato sulla vicenda.

Un’accusa rispedita al mittente dalla redazione di “Otto e mezzo”, che si è appellata alla registrazione della trasmissione di ieri sera, escludendo categoricamente che la conduttrice possa aver detto “chi di spada ferisce, di spada perisce”. 

Il chiarimento de ‘Le Iene’

Le Iene, che hanno intervistato Tibusche anche in merito a un presunto video a contenuto sessuale con protagonista la Sarti (quello che sta girando al momento sulle chat ritrae in realtà un’altra donna che somiglia vagamente alla parlamentare), hanno precisato, da parte loro di “indagare su questioni di pubblico interesse, su dove potrebbero essere finiti i soldi che la parlamentare aveva dichiarato di aver restituito al fondo per il microcredito alle piccole imprese e che sarebbero stati dedicati anche all’eventuale acquisto di apparecchi di videosorveglianza forse per girare filmini privati. Questo non c’entra nulla con la diffusione del materiale rubato all’onorevole anni fa dalla sua posta elettronica. La diffusione delle sue foto intime, oltre che un reato, è una vera violenza”.

“Affrontiamo il problema dei video che sarebbero stati registrati a casa di Giulia Sarti esclusivamente perchè è una questione di pubblico interesse se, come ha sostenuto Bogdan, un onorevole, per di più con un ruolo delicato prima in Commissione Antimafia, poi in Commissione Giustizia, abbia o meno registrato tutte le persone che entravano a casa sua, a maggior ragione se a loro insaputa”, prosegue la nota, “è vero che Giulia Sarti ne era conoscenza? O è stata ancora una volta vittima di qualcuno tecnologicamente più esperto di lei?.”

“Infine, la questione diventa ancora più rilevante nel caso in cui, come raccontato dall’ex Bogdan, se questi video fossero veramente finiti nelle mani di una terza persona, che dichiara di essere in possesso di una copia di tutti i filmati e che però nulla ha a che fare con i soggetti ripresi e non ha alcun diritto su quelle immagini”, concludono Le Iene, “la nostra inchiesta si basa su queste domande, che nulla c’entrano certo con il “revenge porn” o con la diffusione di materiale privato dell’onorevole. Sono temi delicatissimi, che come sappiamo in alcuni casi hanno portato addirittura alla morte di chi ne è stato vittima, come nel caso di Tiziana Cantone, di cui anche noi ci siamo occupati”.