Salvini ha ceduto ed è saltata la castrazione chimica

La maggioranza giallo-verde tiene fede alla parola data e vota assieme alle opposizioni l’emendamento sul revenge porn. E torna il sereno tra alleati di governo: la Lega, infatti, ‘cede’ – almeno per ora – sulla castrazione chimica e ritira l’emendamento contro il quale i pentastellati avevano innalzato un muro: non lo voteremo mai, era l’imperativo.

Dopo una nuova giornata di tensioni, con la Lega determinata a tenere il punto, è la stessa Giulia Bongiorno, tra le prime sostenitrici dell’emendamento, ad annunciarne il ritiro nel primo pomeriggio.

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“Siamo consapevoli che questo emendamento, in questa fase, non è condiviso dal Movimento 5 stelle. Abbiamo una priorità, in questo momento, che è quella di fare andare avanti in maniera compatta il governo”, spiega la ministra, che però annuncia: “La ‘castrazione chimica’ sarà inserita in un altro ddl che presenteremo”.

Tranchant il giudizio di FdI: “La Lega si è fatta castrare dai diktat dei 5 stelle”. Ma il titolare del Viminale garantisce: “Sulla castrazione andremo avanti assolutamente”.

Sciolti tutti i nodi, quindi, il ddl ‘codice rosso’ marcia spedito verso il primo sì della Camera, per poi passare all’esame del Senato.

Il voto finale è atteso nella giornata di mercoledì, con l’obiettivo della maggioranza di giungere all’approvazione definitiva ben prima delle europee. Con il via libera da parte dell’Aula della Camera (461 i sì, nessun voto contrario), viene così inserito nel ddl ‘codice rosso’ il reato di diffusione di video e immagini a carattere sessuale e intimo.

Un’intesa che arriva dopo giornate di tensione e scontri con le forze di minoranza, schierate compatte a favore dell’emendamento di Forza Italia sul revenge porn, poi riformulato e ripresentato dalla commissione Giustizia e votato da tutti i partiti.

L’emendamento inserisce nel codice penale, dopo il reato di stalking, un nuovo articolo, il 613 ter, che prevede fino a 6 anni di carcere e una multa fino a 15 mila euro per chi si macchia del reato di diffusione di video e immagini private e intime.

Viene prevista l’aggravante dell’ex: ovvero, la pena è aumentata se la diffusione delle immagini viene fatta dal coniuge, anche se separato o divorziato, o da persona legata alla vittima da un legame affettivo.

Stesse pene vengono previste per chi, avendo ricevuto le immagini ‘incriminate’, contribuisce alla loro diffusione. Infine, le pene vengono aumentate se il reato è commesso ai danni di ​persona in condizione di inferiorità fisica o psichica o in danno di una donna in stato di gravidanza.

Tutti d’accordo sul revenge porn

Tra le novità approvate oggi dall’Aula della Camera anche il via libera all’articolo del ddl che introduce il reato di sfregio del volto, per il quale è previsto un massimo di 14 anni di carcere.

Esprime soddisfazione per il via libera al reato di revenge porn il presidente del Consiglio, ricordando di avere “auspicato nei giorni scorsi” l’approvazione unanime della norma.

Il voto di oggi alla Camera, osserva Giuseppe Conte, è una “bella testimonianza da parte di una nostra fondamentale istituzione”.

Dello stesso avviso il presidente di Montecitorio, Roberto Fico, che commenta: “Sono sempre particolarmente soddisfatto quando dal confronto fra posizioni diverse viene fuori una convergenza che poi si riflette in atti votati all’unanimità.

Quando la Camera è in grado di dare risposte di questo tipo è un segnale molto positivo. Perché significa che tra le forze politiche prevalgono gli obiettivi comuni e che il dibattito parlamentare è vivo e riesce ad assolvere alla sua funzione di trovare la sintesi, anche su temi sensibili e delicati”, conclude la terza carica dello Stato.​

Anche il capo politico dei 5 stelle e vicepremier Luigi Di Maio non nasconde la soddisfazione per il via libera all’emendamento, anche se torna a rilanciare la legge organica sul revenge porn, targata M5s e all’esame del Senato, “lo dobbiamo alle vittime e alle loro famiglie”, sostiene. ​

Anche la Lega si prende la sua fetta di soddisfazione: “Oggi è una giornata di cui bisogna essere orgogliosi, lo dico come ministro, come italiano e come uomo. E’ un 8 marzo ma un 8 marzo che difende seriamente le donne”, afferma Matteo Salvini.

Più che soddisfatte le opposizioni, da sempre schierate compatte a favore della norma anche quando la maggioranza aveva chiuso ad ogni possibilità di convergenza.

“Sull’introduzione del reato di revenge porn ha prevalso la ragione. Se oggi abbiamo votato sì è solo grazie alla protesta delle opposizioni che giovedì hanno impedito che l’emendamento venisse respinto. Spaccare Paese e Parlamento sulla violenza contro le donne è inaccettabile”, sottolinea Mara Carfagna di Forza Italia. “La nostra battaglia è stata vinta. Dopo ore perse nel nulla, la maggioranza cambia idea. Adesso il revenge porn è reato”, rivendica Maurizio Martina del Pd. “Bene ok a revenge porn, maggioranza ammette errore”, chiosa Laura Boldrini.