Settimana Santa, Taranto immersa nelle celebrazioni accanto ai “perdoni”

Nel clou della Settimana Santa, da oggi a sabato mattina Taranto vive giorni molto attesi con i tradizionali riti della Passione. Un grande momento identitario della città.

Questo pomeriggio, alle 15, le due porte della chiesa del Carmine, nel centro della città, si apriranno per far uscire le “poste” dei “perdoni”. Sono coppie di confratelli dell’arciconfraternita del Carmine che, scalzi e incappucciati, si incammineranno tra la folla in direzione delle chiese per la sosta e la preghiera davanti ai cosiddetti “sepolcri” (gli altari della reposizione).

Molto partecipata dalla gente (tanti anche i turisti) è l’uscita della “prima posta” che avviene quasi in contemporanea sia dalla porta laterale del Carmine (via Giovinazzi) che da quella centrale (piazza Giovanni XXIII).

L’uscita delle “poste” del Carmine è il primo momento della trilogia dei riti di Taranto, che vanno poi avanti con le processioni dell’Addolorata e dei Misteri.

I “perdoni” si incamminano sugli itinerari fissati con un passo lentissimo, un dondolio appena percettibile, che i tarantini chiamano “nazzicata”.

Due i percorsi: il centro della città e la città vecchia, quest’ultima è l’isola oltre il ponte girevole. Nel centro, i “perdoni” sosteranno davanti ai “sepolcri” delle chiese San Francesco di Paola, Santissimo Crocifisso, San Pasquale e Carmine.

In città vecchia, invece, sosta davanti ai “sepolcri” delle chiese San Domenico, Cattedrale San Cataldo, Santuario Madonna della Salute e San Giuseppe.

Il percorso nella parte antica quest’anno presenta la novità della Madonna della Salute, riaperta al pubblico e al culto lo scorso dicembre dopo un lunghissimo restauro e ripristino.

In tutte le chiese oggi verrà celebrata la messa “In Coena Domini”. Al Carmine e a San Domenico saranno presenti anche i confratelli delle due confraternite.

L’arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro, celebrerà la messa del giovedi santo alle 18.30 nella Cattedrale di San Cataldo ed effettuerà il rito della lavanda dei piedi a 12 persone rappresentative della comunità della città vecchia.

Il pellegrinaggio dei “perdoni” ai “sepolcri” va avanti ininterrottamente sino a mezzanotte di stasera. Sempre in coppia, molti altri ne usciranno dopo la “prima posta”. Il maggior numero di “poste” di confratelli sarà sul percorso della città vecchia.

Nel corso della serata, attraverseranno il centro di Taranto anche le bande musicali ingaggiate dalle confraternite per le processioni.

La musica dei riti, le “marce funebri”, è un elemento fondamentale non solo della tradizione tarantina ma fa da accompagnamento alle stesse processioni e al lentissimo incedere dei confratelli.

I complessi musicali che si esibiranno stasera sono “Lemma” di Taranto, “Associazione Chimienti” di Montemesola (Taranto), Palagiano, orchestra di fiati “Santa Cecilia” Taranto e “Paisiello” di Taranto.

Nelle processioni dell’Addolorata e dei Misteri saranno impegnati sei complessi musicali: due nella prima e quattro nella seconda. L’orchestra di fiati “Santa Cecilia” è l’unica che parteciperà ad entrambe le processioni.

Nel segno del troccolante

Dopo i “sepolcri”, l’altro grande appuntamento di Taranto è l’uscita della processione dell’Addolorata dalla chiesa di San Domenico in città vecchia.

Prima dell’uscita, sulla loggia del tempio che dà sulla scalinata, davanti alla statua della Madonna, intorno alle 23.50 l’arcivescovo Santoro terrà il suo discorso.

 La processione si avvierà da mezzanotte di oggi.  Particolarmente delicato è il momento in cui il simulacro viene fatto scendere lungo la ripida scalinata di San Domenico, sorretto a mano da un gruppo di confratelli ed assistenti.

La processione dell’Addolorata è aperta dal “troccolante”. Incappucciato, con due piccoli fori per vedere la strada, è vestito di camice bianco e di “mozzetta” nera (una specie di mantella, ma abbottonata).

Il “troccolante”, quando non suona la banda, agita con una mano la “troccola”. È uno strumento di legno e maniglie metalliche dal suono caratteristico.

Il “troccolante” è seguito dalla croce dei Misteri e da 15 poste di confratelli, tutti incappucciati e con la corona di spine sul capo.

Precedono la statua dell’Addolorata, vestita di nero e col cuore trafitto in una mano e il fazzoletto nell’altra. Una folla imponente attende l’uscita dell’Addolorata e si raccoglie, assiepata, sia lungo il pendio San Domenico sino a piazza Fontana, che nello slargo di via San Pietro Imperiale davanti al tempio.

I confratelli dell’Addolorata calzano tutti scarpe nere (a differenza di quelli del Carmine che invece partecipano scalzi ai riti), eccetto i tre portatori della croce, detti “crociferi”.

Questi ultimi sono scalzi, incappucciati anch’essi e indossano solo il camice bianco senza la “mozzetta” nera. I “crociferi” intervallano le “poste”.

Nella processione anche due bambini, non incappucciati e vestiti del solo camice, portatori delle cosiddette “pesare” che tengono appese al collo. Simboleggiano due pietre che tengono impresse la croce. La processione dell’Addolorata attraversa lentamente la città vecchia e si dirige verso il centro di Taranto dove arriva intorno alle 6 di domani.

Dopo una sosta di un’ora nell’istituto di suore Maria Immacolata (tra le 8 e le 9), la processione riprende il cammino e rientra in città vecchia. Il ritorno in San Domenico avviene tra le 14 e le 15 di venerdì santo. La processione dura nel complesso 14-15 ore.

Stessa durata per la processione dei Misteri che esce alle 17 del venerdì santo dal Carmine. Più numerosa di quella dell’Addolorata, la processione dei Misteri è anch’essa aperta dal “troccolante”, cui seguono la croce dei Misteri, il gonfalone, e otto statue che rievocano la Passione di Gesù: Gesù nell’orto, La Colonna, Ecce Homo, La Cascata, Il Crocifisso, la Sindone, Gesù Morto e l’Addolorata (che non è la stessa statua della processione notturna).

Le statue sono tutte portate a spalla da otto persone: quattro confratelli in abito di rito e quattro portatori di “forcelle” in abito nero per ciascuna statua.

Nei Misteri, tutti coloro che sono in abito di rito vanno scalzi. L’abito di rito è fatto dal camice, bianco, e dalla “mozzetta”, che in questo caso è peró color crema.

Il simulacro di Gesù Morto torna in processione dopo i restauri ai quali è stato sottoposto mesi addietro. Tutte le statue dei Misteri sono intervallate dalle “poste” di confratelli incappucciati.

Intorno alle 20 di domani arriva nella processione l’arcivescovo Santoro che poi tiene il suo discorso dal balcone del Carmine mentre tutta la processione è disposta lungo la sottostante via D’Aquino. 

La processione dei Misteri si snoda tra la folla nel centro di Taranto. Effettua una sosta notturna di un’ora nella chiesa di San Francesco di Paola prima di riprendere il cammino. Il rientro avviene dalle 7.30 del sabato santo quando il “troccolante”, solo davanti al portone del Carmine dal quale era uscito, e nel silenzio della piazza, batte sullo stipite tre colpi con la mazza che ha accompagnato tutto il suo percorso.

Solo allora sale da piazza Giovanni XXIII l’applauso della folla e il portone della chiesa si apre. Con Taranto che ha vissuto un’altra Settimana Santa. 

Tradizioni spagnole

Le due confraternite protagoniste dei riti sono antiche, riprendono per alcuni versi la tradizione spagnola della Settimana Santa (il Carmine è anche gemellato con una confraternita di Granada) e vantano una vasta adesione di iscritti.

Quella del Carmine é stata fondata nel 1675, nel 1670, invece, quella dell’Addolorata. La processione dei Misteri si svolge dal 1765, anno in cui un nobile tarantino, Francescantonio Calò, donò al Carmine le statue di Gesù Morto e dell’Addolorata (che aveva commissionato tra fine ‘600 e inizio ‘700) perché ne proseguisse il culto.

Nel 2015, in occasione del 250esimo anniversario della donazione, la processione dei Misteri è tornata nella città vecchia dopo quasi mezzo secolo di assenza sostando proprio sotto il palazzo dei Calò, in via Duomo, dove è stata scoperta anche una targa commemorativa dell’evento.

Prima di arrivare al clou delle processioni, le due confraternite promuovono molte iniziative in preparazione.

Il Carmine tiene da due anni nell’omonima chiesa la mostra “Facies Passionis”, i volti della Passione, dieci statue scelte fra le più suggestive della Puglia (ma quest’anno esposti anche due simulacri provenienti da Trapani), visitata in pochissimi giorni da 11mila persone.

L’Addolorata, invece, da 46 anni promuove in San Domenico il concerto del lunedì di Passione con l’esecuzione delle musiche dei riti.

I portatori delle statue sono scelti attraverso le “gare”. Vere e proprie aste, riservate ai soli confratelli, che i due sodalizi tengono la sera della Domenica delle Palme. L’offerta è libera e volontaria.

Quest’anno l’esito delle “gare” ha suscitato molto clamore per l’offerta record, mai toccata prima d’ora, fatta per il simulacro dell’Addolorata che esce la notte del giovedi santo: 111mila euro. Va comunque detto che tutto il denaro raccolto dalle confraternite, tolte le spese organizzative della Settimana Santa, è destinato in beneficenza e ad opere di carità.

Tra mensa quotidiana dei poveri (il Carmine) e sostegno alle famiglie disagiate della città vecchia (l’Addolorata).

Con questi fondi, inoltre, le due confraternite hanno reso possibile l’inaugurazione del centro notturno per i senza fissa dimora “San Cataldo” (in un palazzo della Diocesi nella città vecchia sottoposto a lavori) mentre adesso l’Addolorata provvederà al restauro della cupola di San Domenico e di altre opere.

La maggiore finalizzazione alla solidarietà del ricavato economico delle “gare” è stata esplicitamente chiesta dall’arcivescovo di Taranto, Santoro.